Home Competenza Consolare Italia Cina Visti e legalizzazioni Consocere la Cina 中文
Il Console Cinese: «Dialogo e Legalità»
Una lettera dal rappresentante del governo di Pechino dopo la rivolta dell'Osmannoro
(2016-07-09)

Il Console Cinese: «Dialogo e Legalità»

Una lettera dal rappresentante del governo di Pechino dopo la rivolta dell'Osmannoro

di Wang Fuguo, Console Generale Cinese a Firenze

Proteste, ripetuti lanci di bottiglie contro le forze dell'ordine e una bandiera cinese che sventola nel cielo. È ciò che è successo il 29 giugno all'Osmannoro dopo alcuni controlli nelle fabbriche cinesi. Dopo gli scontri sono stati arrestati due cinesi. In questa lettera al Corriere Fiorentino, il console cinese a Firenze Wang Fuguo si esprime pubblicamente per la prima volta sugli incidenti. Chiedendo «legalità e dialogo».

 

Gli scontri avvenuti a Firenze in data 29 giugno tra i cittadini cinesi e le forze dell'ordine italiane hanno suscitato grande attenzione sia in Cina che in Italia, comportando una certa risonanza anche fuori dai due Paesi. Questa attenzione e questa risonanza non sono qualcosa di positivo, esse rappresentano purtroppo un aspetto negativo.

La Cina e l'Italia sono Paesi provenienti da antiche civiltà, tra i due popoli esiste da sempre una profonda amicizia. Oggi, le relazioni bilaterali e il partenariato strategico stanno diventando sempre più stretti e consolidati. In questo contesto, questi recenti scontri sono qualcosa che nessuna delle nostre due parti avrebbe volute vedere accadere.

Ciò che è accaduto è accaduto e il tempo non può tornare indietro, tuttavia, credo profondamente che, con la nostra saggezza e il nostro congiunto impegno, gli effetti negativi di quanto accaduto potranno essere contenuti, forse potranno perfino essere gradualmente eliminati. Sono fiducioso che le nostre due parti condividano la volontà di lavorare insieme, e che la saggezza non manchi a nessuno dei nostri due popoli, i quali nel proprio passato sono riusciti a costruire antiche e magnificenti civiltà.

L'integrazione è una questione trasversale per tutte le comunità di immigrati, una questione di non esclusivo appannaggio della comunità cinese all'estero. In Italia si dice «paese che vai, usanze che trovi». L'integrazione significa proprio imparare le usanze locali. Questo percorso sarà lungo, ci vorrà pazienza, impegno e tanta saggezza da parte di tutti i soggetti interessati, inclusivo delle autorità italiane, delle varie organizzazioni sociali, delle associazioni degli immigrati cinesi e delle rappresentanze diplomatiche e consolari.

La legge è qualcosa di rigido e freddo, l'uomo invece ha bisogno anche del calore. Non basta solamente la legge per far funzionare una società, è necessario anche il calore umano, una gestione delle questioni da considerarsi nella loro complessità, e ciò vale anche per le comunità degli immigrati. Se tutto potesse essere risolto esclusivamente con la legge, non ci sarebbe bisogno di studiare altre discipline delle scienze sociali come la sociologia e la psicologia sociale, non ci sarebbe bisogno di fare ricerche in merito al fenomeno dell'immigrazione. Non bisogna limitarci a scrutare i difetti degli immigrati cinesi sotto il microscopio, è opportuno invece riconoscere gli importanti contributi che gli stessi hanno portato all'economia italiana, è essenziale perseguire un futuro migliore cercando di focalizzarlo con il telescopio.

Ritengo che in questo momento dobbiamo tenere un atteggiamento costruttivo, al fine di promuovere la stabilità, valutando la situazione nella sua complessità e con un occhio verso il futuro, in modo da lavorare insieme per risolvere i problemi, senza limitarci né a giustificare le proprie azioni dal punto di vista della legge, né a farsi condizionare dalla rabbia, mettendoci a lanciare solo accuse. Qualsiasi parola potenzialmente in grado di causare il deterioramento della situazione, indipendentemente dalla sua giustificazione, è da considerarsi non costruttiva.

D'ora in poi, dobbiamo cercare di migliorare la gestione della società nella sua complessità, promuovere con un insieme di strumenti la legalità all'interno della comunità cinese, far sentire la stessa più al sicuro, più ascoltata e più curata, in modo che la loro integrazione avvenga in modo più equilibrato e più costante possibile, questo anche al fine di far sì che anche i membri della stessa, a loro volta, possano fare la loro parte per lo sviluppo socioeconomico dell'Italia, nonché per promuovere le relazioni bilaterali, allacciando sempre di più l'amicizia tra i nostri due popoli.

A tal proposito, il Consolato cinese ha già raggiunto un accordo d'intesa con le istituzioni italiane e con la comunità cinese, in modo che le parti interessate possano rafforzare maggiormente il dialogo, al fine di affrontare insieme i temi relativi alla legalità, all'integrazione e alla sicurezza nei quartieri dove è presente la comunità cinese, cercando di tenere sempre un atteggiamento costruttivo e affrontando i problemi con un insieme di strumenti. Questo rappresenta senz'altro il primo importante passo per la risoluzione del problema.

Vorrei concludere facendo presente che c'è un altro proverbio che dice «da un male nasce spesso un bene». Io credo che se riusciremo a superare le difficoltà che oggi troviamo dinnanzi a noi con la necessaria saggezza e con un impegno congiunto, potremo trasformare il male in bene. Se riuscissimo a realizzare ciò, diventeremo noi stessi un buon esempio in tema di immigrazione che potrebbe meritare un'attenzione finalmente positiva, dove saranno i sorrisi e gli applausi ad accoglierci. Io credo che solo così la nostra congiunta vita sotto i raggi del sole toscano sarà più bella e prospera.

Suggest To A Friend
  Print